Io e Bape
di Luisa Magrini
(da leggere dopo la testimonianza di mio fratello… d’altronde sono la secondogenita!)
Ora che mio fratello (Tato appunto, ma anche ribattezzato Tarta) ha inserito la sua testimonianza, mi sento quasi più in diritto di dire la mia. Di dire la mia su Papà, sul mio Papà. Non è facile, già nello scrivere queste poche righe (in cui fra l’altro non ho detto ancora nulla) mi viene il groppo. E allora partiamo bene…
Cosa potrei dire di più di quello che non ha già scritto mio fratello? Potrei parlare delle volte che Papà mi portava con lui a via Tacito, dei fogli colorati e delle attache che mi fregavo (ecco chi ha mandato in fallimento il GAR!), delle lavagne che riempivo di disegni fantastici. Potrei parlare di quando andavamo alla gelateria di piazza Cola di Rienzo e dei gelati enormi che mi comprava e che io puntualmente non finivo mai. Oppure potrei dire di quando stava a casa (quelle rare volte), di quando tentava di insegnarmi un po’ di Storia e di quanto io fossi distratta. Di quando mi inseguiva facendo l’orco che voleva mangiarmi. Delle domeniche mattina in cui andavamo a svegliare la famiglia Balzano e delle pastarelle che portavamo a casa per pranzo. O, ancora, delle volte che gli chiedevo “Bape, andiamo a Toppa?” (Tolfa) e lui puntualmente mi ci portava. Mi ricordo delle passeggiate, di lui che mi aspettava perché dovevo raccogliere i fiorellini per “nonna” Teresa (meglio conosciuta come zi’ Teresa) e delle ciliegie che prendevamo direttamente dagli alberi e mangiavamo lì sul posto fino a farmi venire il mal di pancia. Potrei dire di tutti i miei “non compleanni” che festeggiavamo, perché lui aveva spesso una sorpresina per me. Potrei raccontare dei regali così molto suoi e poco miei che mi faceva. Passava dal donarmi il Grande atlante di archeologia (che ancora mio fratello mi invidia), al Regno longobardo d’Italia, per poi tornare su un “praticissimo” Il museo in tasca (enorme, che non entra neanche per orizzontale nella libreria!). Diciamo la verità, tutte cose poco interessanti per una bambina, ma comunque apprezzate. Ho anche provato a leggerlo il libro sui longobardi, ma con scarso successo.
Ma la cosa che ricordo meglio di tutte è la trepidazione che provavo la sera, prima di andare a dormire. Lo aspettavo (insieme al suo piattone di minestrone ormai freddo), e non andavo a letto se lui non era rientrato, lo salutavo con un bacio e controllavo le sue tasche. Aveva sempre qualche cioccolatino per me e in più dovevo accertarmi che i pupazzetti che gli avevo regalato fossero sempre lì, nel suo cappotto… ed erano sempre lì.
Non riuscivo a capire la sua passione per i francobolli, mi era proprio incomprensibile, eppure lo aiutavo a staccarli dalle buste e a catalogarli e in più avevo il mio album personale. Ma soprattutto non riuscivo a capire il GAR. Il GAR… ma che posto strano era? Papà veniva come risucchiato e non c’era verso di farlo tornare. Anche io, come mio fratello, non riuscivo bene a capire cosa combinasse fra tutte quelle scartoffie. Una cosa è certa, ero gelosa, molto gelosa di tutti i ragazzi del GAR, di tutti quei ragazzi che me lo portavano via. Ho provato anche ad entrarci in quel mondo, ho partecipato ad alcuni campi didattici quando ero piccola. Adoravo parteciparvi, ma più di tutto adoravo essere la figlia di Ludovico. Me ne vantavo sempre con gli altri ragazzini e penso che solo per questo motivo mi abbiano odiato un po’ tutti! Mi ricordo di un bambino in particolare che mi prendeva in giro per il mio berretto. E io molto seccata gli urlai “tu non sai chi sono io...”. Ovviamente quello non ne aveva minima nozione. E continuai “io sono la figlia di Ludovico Magrini!”. E lui di tutta risposta “e chi cacchio è?”. Giustamente, aggiungo io. Comunque a qualcosa la mia sparata servì, non mi ruppe più le scatole. Forse avrà pensato “meglio non sfidare una che si vanta di essere la figlia di… di, di... boh!”.
E cos’altro dire? Avevo solo quindici anni quando Papà “decise” di andare via… e poi? E poi il vuoto più totale. Tanti anni di buio, di “non mi ricordo”. Sono solo pochi anni che sto ripercorrendo la strada all’indietro, una strada difficile, dolorosa, ma che mi sta facendo riscoprire mio padre, un padre che ho adorato, ma anche odiato perché non era mai con me.
Non sono riuscita a trattenerlo… forse dovevo nasconderli un po’ meglio quegli occhiali!