Io e Vico

di Giuseppe Fort

Nel 1969, un anno “mitico” nella storia del GAR, sono entrato a fare parte dell’associazione, già sapendo, fin da quando avevo solo sette anni, che avrei fatto dell’archeologia la mia professione.

Sono stati più di trenta anni di sogni, realizzazioni, illusioni e successi.

Col tempo, uomini piccoli ci hanno rubato il nostro sogno, portandoci via quello che alcuni di noi, ed io tra questi, avevano costruito insieme a Ludovico.

Nelle successive esperienze di lavoro, sempre il suo pensiero è stato presente, quasi come un imprinting prenatale, soprattutto per me che ho continuato a creare associazioni o progetti archeologici uguali o simili a quelli del GAR.

Mi manca il suo consiglio, la sua ironia, il suo geniale intuito, i momenti anche più semplici passati insieme, come può mancare un padre al proprio fianco.

Preferisco ricordarlo così, come quando ci vedevamo ogni mattina a via Tacito e lavoravamo su nuovi progetti, discutevamo di politica, o commentavamo le disavventure del suo Torino o della mia Inter.

Ciao, Vico.


E che cos’è mai, dunque, questa archeologia, se non la ricerca di noi stessi, attraverso gli oggetti, a volte poveri, a volte preziosi, che qualcuno prima di noi ha voluto lasciare sulla nostra strada!

(dal musical Presenze di Giuseppe Fort, 1989)