Testimonianza
A Tarquinia nel ‘72
(Tolfa 1971)
Io mi ammazzavo col piccone. Anche perché a quel tempo non sapevo usarlo nel corretto modo “ergonomico” e picchiavo tenendo le mani fisse sul manico, come fanno ancora oggi quasi tutti gli archeologi. Lui invece spalava — mi aveva confidato che amava farlo — radunando sapientemente la terra e canticchiava; così alle Morre della Civita, dove teneva tutti in sana e produttiva tensione inventando, e poi inventando più in là, vie di accesso a promettenti tombe, che non si trovavano mai.
L’AGIP e la multinazionale Coca Cola
A Via Tacito 41 secondo piano, in fondo al corridoio troneggiava il distributore automatico della Coca Cola. Molti di noi conservano nel petto il rumore della moneta che scende e della bottiglietta che ruzzola pesantemente fuori. Alla ricerca costante di qualche introito Lodovico, con la complicità di quelli di noi che frequentavano la sede, ebbe l’idea di riempire le bottigliette del distributore con bevande di basso costo. Ogni tanto si colmava d’acqua il lavello del bagno, proprio lì accanto, e si miscelava amarena e altro, preparando un beverone che, fischiettando, si imbottigliava, richiudendo le bottiglie con la macchinetta dei tappi a corona.
Lodovico se la rideva dicendo che aveva fondato... l’AGIP, Azienda Garista Imbottigliamento Pozioni! Pozioni che risultavano anche bevibili. Ma qualcuno fece la spia e arrivò un agente della multinazionale, un Coca Cola Kid che, con giustificate minacce, impose il ripristino del corretto uso del loro macchinario. Fu così che l’AGIP, la nostra, uscì di scena.
I Vasi Pontici
C’è stato un periodo in cui tutti al Gruppo Archeologico Romano conoscevano i Vasi Pontici. Sapete perché? Lodovico all’esame di Etruscologia era stato trattato da Massimo Pallottino e Giovanni Colonna come un normale studente, quale non si sentiva e non era, ma quale in fondo risultava, e aveva rifiutato un 28 per il quale molti metterebbero la firma. La domanda fatale — in effetti un po’ rognosa e forse giustificata dallo svolgimento di un corso monografico che lui non aveva certo seguito — era stata sulla produzione etrusca dei c.d. Vasi Pontici.
Francesco con Maurizio Balzano,
Ruggero Selmi e Rolando Paolucci
Nell’ambito dell’interesse così sorto per l’argomento al Gruppo Archeologico, qualcuno preparava un articoletto sui Vasi Pontici per un notiziario interno.
Lodovico in uno di quei momenti in cui la timidezza lasciava posto ad un complice goliardico umorismo, con un cenno indimenticabile, presa la bozza dell’articolo mi chiese di leggere lentamente la voce dedicata ai Vasi Pontici su una enciclopedia specialistica. Ad ogni frase che io scandivo: "I Vasi Pontici sono rappresentati da un gruppo di ceramiche ..." "Le aree di provenienza ...", lui con il foglio della bozza tenuto vicino al viso nel modo che sappiamo, leggeva un pezzetto dell’articolo e... era tutto identico. Copiato. Infine: "Il repertorio comprende ... ed alcuni piatti su piede". Qui mi fermai perché il testo dell’enciclopedia era finito, mentre Lodovico continuò: "... ed alcuni piatti su piede di tipo tardo falisco... Via! Ah ah!" E cancellò le quattro parole aggiunte al plagio. Ma mi sembra che poi nella pubblicazione quella aggiunta d’autore sia rimasta.