Testimonianza

di Francesca Romana Corradini

Tolfa con la neve nel 1984

Quello che scrivo oggi è solo una minima parte di qualche cosa di più ampio... che si fa molta fatica a racchiudere nelle parole... servirebbero gesti, colori infiniti e luci e suoni... Vita... e... Amore.

In questa notte di Natale 2005 ricordo delle notti di Natale di venticinque anni fa in attesa di partire per i campi GAR... l’attesa del giorno in cui potevo ritrovare gli amici...

Penso a quei capodanni trascorsi in modo operoso, magari a restaurare dei vasi, a siglare dei cocci.

Il primo dell’anno pochi di noi si alzavano presto e pochi accendevano l’unico televisore del campo per vedere il concerto da Vienna; mi ricordo la grande passione per la musica classica di Marco Rendeli.

Penso ai forti ideali che ci hanno unito nella crescita...

Mi accorgo che quel luogo, il campo, era un momento di vera serenità, alcuni possono pensare dettata dalla giovinezza, sicuramente c’era molta incoscienza, ma c’era un ideale forte, l’adoperarsi per una scelta giusta, prima tra tutte il vivere insieme, il confronto...

Mi sto accorgendo che per me i cantieri di scavo sono stati a lungo un luogo dove ho tentato di riproporre quella armonia che mi era stata insegnata, dove la ricostruzione stratigrafica era un pretesto per rileggere la storia attraverso i segni dell’uomo...

Il GAR era un luogo... di vita collettiva.

Questa sera al TG2 ho visto un bel servizio su Suor Bertilla e Lucia, due missionarie a Bombay che ho conosciuto recentemente accostandomi per la seconda volta all’India.

Vi dico la verità: io sono stata lì con loro alcuni giorni ed ho trovato, dopo tanti anni di distacco dal GAR, la stessa pace... È sicuramente difficile paragonare le due Missioni, quella religiosa e quella di Vico, ma ho stranamente colto delle somiglianze forti.

Le albe, quelle mattine fredde ma piene di vita, l’andare ed il tornare, la stanchezza sana...

La passione non è una cosa che si trasmette facilmente, lui era in grado di farlo ed ha lasciato un segno indelebile, difficile da riproporre, ma non impossibile.

Parlando con mio marito, diciamo che durante la storia dal cielo vengono mandati degli uomini straordinari per ristabilire l’ordine o almeno tentare di dare delle indicazioni...

Non credo negli uomini forti ma credo nel coraggio e Vico ne aveva anche troppo.

Poi penso agli errori, alla sopravvalutazione del progetto, all’incapacità di gestire tutto, al fatto che molte delle sue idee gli siano scappate di mano... Sicuramente ci sono state delle scelte obbligate, degli sbagli, delle sbavature e degli intoppi.

Ammiro la caparbia costanza di essere sempre presente, vicino ai giovani, alle idee...

Vorrei che qualcuno raccontasse della protezione civile, dell’amore per il territorio, delle passeggiate lungo la Via degli Inferi a Cerveteri, prima cumulo di detriti e di rovi poi strada antica percorribile, della formazione di tanti che ricoprono ruoli di prestigio in ambito culturale e dei più che non sono archeologi e che da quel vivere insieme hanno tratto insegnamento per una vita sensata, ad esempio per l’educazione dei propri figli.

Mentre scrivo sento quelle voci, quei suoni e poi i sorrisi, un operare che non mancava all’ironia, necessaria a qualsiasi grande impresa.

Raro è quel sorriso nei giovani di adesso...

L’idea che ho avuto ormai due anni fa di mettere insieme delle memorie personali dedicate a Ludovico è nata con il preciso desiderio di non far naufragare quel sogno.