A quanti hanno camminato con gli anfibi

di Enzo Brocato

Indubbio pregio della vostra iniziativa è l’aver soffiato via quel velo di polvere accumulato sui miei ricordi di trenta (!) anni or sono... Come ben sappiamo tutti noi discepoli di Ludovico, la polvere si accumula sui tesori che il tempo non riesce a cancellare. Difficile togliermi il sorriso da ebete che mi si stampa in faccia quando penso ai chilometri fatti con gli anfibi ai piedi per trovare un coccio protostorico, alle migliaia di picconate date sul suolo etrusco per mettere in luce una via, una tomba. Difficile non sentire l’orgoglio di aver contribuito a salvare una piccola parte del patrimonio storico di Gemona del Friuli e di Teora, Pescopagano, Conza in Irpinia, devastate dal terremoto...

Impossibile non ricordare Ludovico.

La prima volta... Salendo sui campi arati della Civita di Tarquinia, raccogliendo sassi (molti) e cocci (pochi), e... Vico... che osservava – a pochi centimetri dal naso – coccio per coccio, sasso per sasso con lo stesso formidabile interesse... che, senza capire come, mi trovavo a condividere... è fatta: indosserò quegli anfibi per altri quasi 10 anni (OK, qualche paio li ho cambiati... Acc, ricordo anche i commenti sul potere inquinante di quelle calzature per l’aria delle celle del convento di Tolfa...)!!!

Già... eravamo dei ragazzi con gli anfibi ai piedi – il goretex era lontano da venir e sulle strade di Roma si combattevano battaglie estreme... politiche, sociali... sibilavano e ammaliavano le sirene della droga. Ma attraversando lo “stargate” di via Tacito, i fasci, gli autonomi, i ragazzi dei Parioli e quelli di Torpignattara mutavano in strani esseri che lavoravano gomito a gomito – sudavano e studiavano e lottavano – per la salvaguardia del patrimonio archeologico, per lo studio delle genti antiche... Quel signore con la barba e gli occhiali spessi ci insegnava con il suo carisma... ad andare contro corrente costruendo qualcosa... a fare gruppo... a dividerci i compiti... a lavorare, soprattutto a lavorare INSIEME! ripulendo monumenti e necropoli, restaurando vasi, camminando in ricognizione per definire una carta archeologica...

Già... nei primi contrasti passati del volontariato in Italia c’è molto di Vico.

OK, sto tergiversando! In realtà sono geloso dei ricordi che coivolgono Vico... Il giro dei siti protostorici intorno a Tarquinia, gli sguardi mentre si cantava – io stonato mostruoso e bevuto non poco - le canzoni che ancora canticchio, ogni tanto, sottovoce... le lunghe chiacchierate dopo il consiglio e ai campi... le tombe dipinte di Tarquinia mai così etrusche come nelle sue parole... Le carte IGM e le sue spiegazioni del territorio – la domenica sembrava quasi ovvio aver beccato lo “stazzo” appenninico o la “villa romana”...

Voglio raccontare un piccolo aneddoto tra i tanti... una volta, al ritorno da Teora, provai a descrivergli la sensazione provata dalla mia anima di volontario mentre, in una mattina gelata e ventosa, salivo una collina di macerie con alle spalle una notte in tenda “da sette coperte” e una giornata di lavoro triste e duro di fronte... Vico disse poche parole, ma per un istante ho creduto o forse immaginato... di intravedere un lampo... forse un poco di orgoglio e un po’ di soddisfazione... di un uomo vero per quel che facevano i suoi ragazzi con gli anfibi...

Per quanto mi riguarda, ancora oggi mi porto dietro il sacro fuoco del formidabile interesse di capire, di ricercare, di studiare, di comprendere, acceso ed alimentato dagli anni al GAR... insieme ai molti ricordi ed esperienze che ho condiviso con lui e con alcuni di voi.

Ah! Ho un solo modo di concludere: un grazie immenso a te, uomo con gli anfibi!

Grazie Vico!

Una stretta di mano ed un abbraccio a tutti voi.