Testimonianza
di Elena Rita
Vorrei dare il mio contributo a questa raccolta di pensieri ed esprimere i miei sentimenti nei confronti di Vico malgrado non abbia mai avuto la fortunata occasione di una conversazione personale con lui.
Sono entrata al GAR nel 1982 e vi sono rimasta per 6-7 anni frequentando attivamente la sede di Via Belli che è stata il vivaio di tutte le amicizie e gli affetti più profondi di lì in avanti.
Inutile dire che non avrei potuto impiegare meglio quegli anni in cui è così facile perdersi, anni estremamente formativi.
Oltre alla passione per l’archeologia quello che si è radicato in me (ed in ognuno di noi, ne sono certa) è l’affetto e la stima per tutti coloro con cui ho condiviso quest’incredibile esperienza: le alzatacce per Fosso Maggiore, i diluvi al Lago di Bolsena, il sole cocente alla Selvicciola, le “scarriolate” per la via degli Inferi, le mani lesse per le lavate di cocci, le ore di catalogo e restauro al Convento dei Cappuccini, il gelo di Lorenzana, i panini di Zì Teresa.
Il tutto sotto lo sguardo sbigottito di chi non aveva la fortuna di incappare in un’idea o un progetto di Ludovico Magrini.
E alla domanda “Ma quanto vi pagano?”, prima di rispondere “Veramente paghiamo noi”, ora posso dire “Tanto”.
Quando mi incontro, per fortuna spesso, con i miei amici, mi accorgo di quanto sia stato fondamentale lo spazio che Vico ha saputo dare a ognuno di noi all’interno di una struttura importante come il GAR.
Le persone che frequento oggi sono le stesse che vent’anni fa frequentavano Via Tacito. Che fortuna!
Due parole ancora per Vico.
La cosa più bella che mi hai inconsapevolmente regalato è l’insaziabile desiderio di vederci, stare insieme e ricordarti.
Quello che hai seminato lo stiamo raccogliendo a piene mani.
GRAZIE