Testimonianza
Il mio ricordo più straordinario è legato al terremoto di Tuscania, febbraio 1971. Avevo 16 anni. Era il mio settore ed anche per questo, appena arrivata la notizia, ci andai con gli altri immediatamente. Tantissime difficoltà per passare i posti di blocco, ma, anche grazie alla nostra conoscenza del territorio, riuscimmo ad entrare in quello che rimaneva dell’amata Tuscania. Uno spettacolo che stringeva il cuore, come se la mano di Dio l’avesse stritolata.
All’epoca non esisteva neanche l’idea di “protezione civile”. Solo l’esercito riusciva in qualche modo ad intervenire, e potete immaginare come i soldati guardassero ’sti ragazzini del GAR: fastidio misto ad ironia.
E invece ’sti ragazzini entrarono casa per casa, e parlo di case più che pericolanti, e riuscirono a convincere ad uscire da lì tanti vecchi che di lasciare la propria casa non ne volevano proprio sapere. E poi, per molti giorni a seguire, il servizio nei campi mensa e nell’organizzazione delle tendopoli. Poi, passata la primissima emergenza, lo straordinario lavoro per il recupero dei beni archeologici e artistici. Uno su tutti, il rosone della Chiesa di S. Pietro, ricostruito completamente a partire da frammenti che se arrivavano a 1/2 cm grasso colava.
’Sti ragazzini si sono conquistati là il rispetto di tutti e soprattutto di se stessi.
Il grande merito di Vico, fra i suoi tanti, è aver organizzato la prima associazione di volontariato italiana che non avesse matrice religiosa, credendo nelle capacità e nell’impegno dei giovani, che già in occasione dell’alluvione di Firenze avevano dimostrato al mondo di cosa fossero capaci.
Tutto quello che è venuto dopo, le associazioni non governative e no profit che sono ormai una realtà di straordinaria importanza, alle volte l’unica che riesce a dare risposte ai così numerosi problemi sociali e culturali del nostro Paese, sono un po’ figlie di Vico e del GAR.
Mentre gli “adulti” si baloccavano nei Lions o nell’Archeoclub, Ludovico Magrini riusciva, insieme a tanti giovani un po’ sprovveduti e sempre sporchi di terra, a divulgare la conoscenza e la tutela del nostro patrimonio archelogico così profondamente da costituire una via, per fortuna, di non ritorno. Lo ha fatto con i giovani, maschi e femmine (anche se queste le guardava sempre con simpatia mista a timore, come se fossero creature dalle quali non si sapeva mai cosa aspettarsi...).
Personalmente questo è l’insegnamento più importante che mi porto dentro. Così in ogni possibile occasione non ho mai dimenticato di dare tanto, tanto spazio alle persone giovani, ai loro entusiasmi ed alle loro energie, senza averne paura o entrarci in competizione.
L’avessero conosciuto in tanti di più Ludovico Magrini...