Testimonianza

di Alessandro Guidi

I più giovani non possono immaginare quale fosse il clima che si respirava all’Università di Roma, nonostante la presenza di grandi docenti, come Pallottino, Pugliese Caratelli, Mazzarino, Puglisi, Peroni ecc., nei primi anni Settanta. Provate a sommare le normali “disuguaglianze” tra professori e studenti a un formalismo esasperato, all’impossibilità di parlare in pubblico se non si era almeno ricercatori, allo snobismo esasperato di alcuni più “esclusivi” istituti (via Palestro in questo non era certo seconda a nessuno...), alla pratica assenza di esperienze sul campo (scavi, surveys ecc.) e avrete una pallida idea di quale fosse la situazione.

Alessandro con Claudio Rossi Massimi e Vincenzo d’Ercole in Germania nel 1973

Per me, allora giovane e rigorosamente comunista, cresciuto in quel clima antiautoritario che oggi non si riesce nemmeno a immaginare, il GAR fu subito un rifugio, un luogo dove incontrare gli amici, un posto dove fare veramente l’archeologo andando in giro a raccogliere i cocci, restaurandoli, disegnandoli e pubblicandoli.

Fu così che nel 1974 Ludovico mi offrì una di quelle occasioni che oggi qualunque studente di archeologia sognerebbe: parlare, a 22 anni, in un Congresso di Studi Etruschi sulle scoperte del GAR nel territorio vulcente.

Ricordo come fosse ora che quando raggiunsi il tavolo della presidenza e iniziai il mio intervento una ventina di “distinti colleghi” si alzò e se ne andò dalla sala per protesta: continuai a parlare imperterrito, guadagnando alla fine l’applauso convinto del resto della sala. Sono convinto che Vico se lo aspettasse, ma lo ringrazio ancora oggi di avermi mandato “allo sbaraglio” perché l’imprinting ricevuto in quell’occasione mi è tornato utile in tante altre occasioni che ho avuto in seguito di parlare in pubblico.

In quell’anno magico Vico, che allora stava soprattutto a via degli Scipioni (direzione dei GAI), un bel giorno mi propose di andare a dirigere, in estate, lo scavo subacqueo del Gran Carro, dove, nonostante le risse continue con Fioravanti, per la prima volta imparai quante e quali fossero le problematiche che si incontravano su uno scavo archeologico. In seguito, quando i corsi universitari ripresero, ebbi l’idea di costituire un “Nucleo Studenti di Archeologia” che si segnalò subito per i suoi battaglieri volantini e per le altrettanto battagliere risposte dei “baroni”.

Mi è capitato spesso, in seguito, di ridere della mia foga di quegli anni e della baldanza con cui affrontavo situazioni e persone più grandi di me; eppure qualcosa è rimasto e lo devo, sinceramente, a Ludovico, che era forse la persona più ricca e intellettualmente indipendente che abbia mai conosciuto.

Un ricordo rischia sempre di prendere una strada un po’ patetica, celebrativa; e allora vorrei ricordare qualcos’altro di Ludovico, quella sua furbizia contadina che gli permetteva sempre di affermare e difendere i suoi punti di vista nei consigli, nelle assemblee, facendo insomma sempre in modo che queste riunioni andassero nel verso che lui aveva progettato.

Noi, crescendo a quella palestra, abbiamo certo imparato tanto (e spesso messo in pratica!), ma in quegli anni era iniziata una specie di gara con Vico. Provavamo in tutti i modi a contrastarlo, a metterlo in difficoltà, a contestare le sue opinioni, in attesa dell’inevitabile finale: ci aveva fregato ancora una volta! Eppure non ci rimanevamo mai male, non restava mai del rancore. A volte penso che assomigliassimo un po’ a quei bambini che non vedono l’ora di fare la lotta coi padri e di perderla, contenti come sanno esserlo solo i piccoli della conferma dell’ordine costituito...