Ricognizioni archeologiche

Presentazione del periodico scientifico «Ricognizioni Archeologiche» del 1985

La ricerca sul campo è uno dei momenti fondamentali dell’indagine archeologica, poiché rappresenta l’importante tappa della raccolta dei dati su cui si basa il lavoro di analisi dei reperti, di studio del territorio e di ricostruzione storica. I due approcci distinti, ma non autonomi, dell’archeologia sul campo sono rappresentati dalla ricognizione e dallo scavo, studiato anche nei suoi fondamenti teorici e nelle sue regole tecniche dagli archeologi, ancora oggi è l’aspetto più popolare della ricerca, noto all’opinione pubblica per alcuni risultati spettacolari che ha prodotto e continua a produrre.

La ricerca di superficie, praticamente ignorata dal pubblico, sta acquistando un ruolo di primo piano: oggi l’archeologia estensiva è considerata infatti un approccio in grado di indagare sui sistemi insediativi succedutisi nel territorio, un metodo che consente all’archeologo di osservare su scala diversa i resti archeologici e le loro relazioni. La ricerca di superficie permette di cartografare e quantificare i siti archeologici, di osservarne la distribuzione rispetto alla loro funzione, all’ambiente fisico e alla rete viaria che ha permesso la comunicazione all’interno del sistema insediativi. Uno studio territoriale realizzato in questo modo permette di conoscere le emergenze archeologiche e rende possibile una intelligente pianificazione degli interventi di scavo.

Considerata in questi termini, la pratica della ricognizione viene formalizzata in ambiente anglosassone (con il nome di survey), dove subisce uno sviluppo e un arricchimento attraverso le esperienze di ricerca effettuate in Gran Bretagna, nel Vicino Oriente e in America centrale; un notevole contributo proviene anche dalle scienza paletnologiche, a causa del tipo di fonti di cui queste ultime dispongono.

In Italia tali esperienze sono molteplici, ma pochi sono stati i progetti che abbiano proceduto al di là della raccolta di materiale e di brevi osservazioni sul territorio interessato: da ricordare l’attività della British School at Rome, dell’Istituto di Topografia dell’università di Roma, l’esperienza dell’Ager Cosanus realizzato da una équipe dell’Università di Siena, le ricerche in Liguria dell’Iscum e il programma di ricognizioni sistematiche elaborate da alcune Soprintendenze archeologiche nel territorio di loro competenza.

In questo quadro si pone la ventennale esperienza del Gruppo Archeologico Romano, composto da persone sensibili ai problemi archeologici e impegnato sia nella valorizzazione dei beni culturali che nella ricerca territoriale.

L’esigenza primaria che ha fatto nascere questo periodico è di offrire una documentazione dell’attività di ricerca del Gruppo, relativamente alle metodologie e ai risultati, consentendo una partecipazione intellettuale completa di tutti i ricercatori. Questo rappresenta il presupposto di tutti i lavori pubblicati nella presente rivista, pienamente inserita nello spirito che anima l’Associazione.

Sarebbe pertanto stato difficile immaginare un titolo più significativo di questo «Ricognizioni Archeologiche». In esso si riassume l’impegno operativo annuale dei vari settori del Gruppo la cui partecipazione, pur con le ovvie differenze create dall’esperienza e dalla professionalità dei singoli è unitaria e completa. In secondo luogo «Ricognizioni Archeologiche» intende sottolineare il ruolo sociale che il volontariato ha assunto nella vita di ogni giorno ed in particolare nel campo dei Beni Culturali, con la richiesta di partecipazione diretta alla valorizzazione del patrimonio archeologico e monumentale.

Vogliamo porre in evidenza la volontà di intervento da parte di ampi settori della società, ed in particolare di giovani, in merito al problema di cui lo Stato non è sempre in grado di far fronte. Ci riferiamo alle iniziative di controllo e salvaguardia del territorio e documentazione dei resti archeologici, minacciati dalle profonde trasformazioni del paesaggio urbano e rurale.

Il Gruppo Archeologico Romano non si propone certamente di operare in luogo di Organi statali insostituibili, ma di collaborare con essi, stimolando interventi innovativi che possano migliorare la politica dei Beni Culturali in Italia.

Preparare la coscienza dei cittadini e dei giovani in particolare ad affrontare i problemi dei beni storici ed archeologici, far conoscere loro la complessità di una ricerca scientifica in tutti i suoi aspetti, intervenire nelle scuole affinché questi concetti siano ulteriormente diffusi, significa offrire la propria esperienza ed il proprio tempo per un impegno civile finalizzato a migliorare la qualità della vità.

Ludovico Magrini


Recuperato alla memoria da Maurizio Balzano.