Lerici il Magnifico

da «Il Carroccio di Tarquinia», anno I, n. 2, 1966

Sull’ultimo di Vie d’Italia, rivista ufficiale del Touring Club Italiano, Fabrizio De Santis ha tracciato un consuntivo dell’attività svolta a Tarquinia dalla Fondazione Lerici negli ultimi 8 anni, fornendo interessanti informazioni sul lavoro più recente condotto nell’area della nostra necropoli. Apprendiamo così che alla Fondazione Lerici va il merito di aver individuato e scavato dal 1958 ad oggi ben 50 ipogei dipinti (prima di allora se ne conoscevano soltanto 16) e di aver esplorato oltre 5.000 altre tombe.

Lo stesso Lerici, commentando I risultati della sua attività nel nostro territorio, afferma senza false modestie: «Quello di Tarquinia messo in luce o ancora sepolto è un patrimonio inestimabile. Un patrimonio di tutti, della nazione. In otto anni quella ricchezza è più che raddoppiata. Molte migliaia sono oggi i visitatori stranieri».

Attualmente, la Fondazione sta dissotterrando una necropoli del II-I sec. a.C. di enorme interesse, nei pressi di villa Tarantola: vi sono state individuate tombe dipinte e i reperti sarebbero numerosi.

Sono dati entusiasmanti e il De Santis non lesina elogi a «quel gran signore d’altri tempi» che «ebbe l’idea, semplice e rivoluzionaria, di applicare i più moderni criteri tecnici di prospezione geofisica all’archeologia»e che ha sacrificato «alle civiltà sepolte le sue energie e il suo patrimonio personale».

Noi, però, come Tarquiniesi, non ci sentiamo di sottoscrivere che una limitatissima parte di quanto ha scritto il De Santis e di quanto ha detto il Lerici. E crediamo di avere fondati motivi.

Sta bene, infatti, che in 8 anni le nostre tombe dipinte si siano quadruplicate, ma notiamo forti dubbi che ciò abbia favorito l’aumento del movimento turistico, così come afferma l’ing. Lerici.

Evidentemente l’ing. Lerici non conosce il numero dei visitatori italiani e stranieri del nostro Museo e della nostra Necropoli, numero inferiore a quello di Cerveteri, tanto per restare nell’Etruria Meridionale, e che non supera le 50.000 unità annue.

E questo perché le tombe scoperte sono 50, ma le visibili sono sempre quelle di 10, di 20, di 40 anni fa. Allo stato attuale delle cose, anche se i turisti fossero 100 milioni, il vantaggio per Tarquinia sarebbe sempre zero, n quanto la loro sosta si limiterebbe, come si limita, a pochissime ore, quelle necessarie a visitare 3 o 4 stanze del Museo e 3 o 4 tombe dipinte.

Senz’altro l’attività della Lerici ha rilanciato il nome di Tarquinia nel mondo: ogni apertura di tomba attira l’attenzione della stampa, della radio, della televisione, ma certa propaganda miracolistica attira anche l’attenzione di speculatori senza scrupoli. E non è il caso di sottolineare ciò che studiosi ben più autorevoli di noi hanno già rilevato: che cioè l’esplosione del fenomeno clandestino a Tarquinia e in tutta l’Etruria Meridionale è stata originata anche e soprattutto dalla inopportuna pubblicità montata dalla Fondazione Lerici sul proprio lavoro.

Ne ci convince la patente di «mecenate» che il De Santis affibbia all’ing. Lerici: dobbiamo forse credere che la Fondazione operi a Tarquinia senza chiedere allo Stato contropartite di sorta? Dobbiamo forse far credere che per le tombe dipinte scavate, per il materiale recuperato, la Fondazione non richieda, come per legge, quel 25% del valore riconosciuto agli scopritori?

A noi risulta che lo Stato abbia stanziato diversi milioni per le attività della Lerici e, francamente, crediamo che, in tutta questa faccenda, se qualcuno sacrifica il proprio patrimonio, questi sono proprio i Tarquiniesi. Quanti proprietari dei terreni esplorati dalla Lerici, che hanno sopportato e sopportano vincoli e limitazioni, hanno avuto una lira di quel 25% del valore degli oggetti scavati – ivi comprese le tombe dipinte – che la legge riconosce loro?

Per la nostra Necropoli, ce lo permetta l’ing. Lerici, il mecenate avrebbe dovuto vestire ben altri panni: Tarquinia aveva ed ha bisogno di una necropoli interamente scavata, valorizzata, sistemata a parco, sul tipo di quella ceretana. Ma Lerici questo non ha fatto né ha mai tentato di fare.

Mecenatismo?

Ma non scherziamo: questo è colonialismo archeologico, colonialismo della più bell’acqua!

Ludovico Magrini


Recuperato alla memoria da Maurizio Balzano.