La Storia e il rapporto uomo-ambiente

da «Archeologia», gennaio/marzo 1992

Il rapporto con l’ambiente è ormai una realtà nella politica di tutela e valorizzazione dei beni culturali, anche se è ancora ben poca cosa quello che concretamente si fa per ristabilire un equilibrio soddisfacente tra l’habitat naturale e le opere che l’uomo ha lasciato (che è necessario conservare per mantenere viva la memoria storica) e quelle che vi dissemina oggi a piene mani (con ben scarse prospettive di tramandarle ai posteri!).

Penso che l’importanza del rapporto ambiente-bene culturale sarebbe ancora più sentita se venisse sottolineato che questa è soltanto la conseguenza di un rapporto primario, quello cioè che intercorre tra l’ambiente e l’uomo come fondamento alla corretta lettura della vicenda storica.

Abituati come siamo a scrivere la storia per nazioni e a scandirla come un racconto finalizzato, con un principio, un disegno, un obiettivo e con pochi protagonisti simbolo, la storia perde di vista i comprimari e soprattutto il palcoscenico su cui si articola la vicenda.

In realtà sarebbe necessario ricordare che la sintesi generalizzata di un determinato periodo storico dovrebbe nascere dallo studio di tante microstorie che hanno in comune la tecnologia raggiunta in un determinato periodo dall’uomo e il suo pensiero filosofico religioso, microstorie che però si diversificano secondo il teatro in cui si manifestano.

È cioè il territorio, l’ambiente che, diverso da zona a zona per caratteristiche naturali e vocazione economica, costringe l’uomo ad adottare scelte ergologiche diverse con differenti esiti sociali.

Uno studio siffatto ci rivelerebbe che quasi mai l’uomo è stato capace di comprendere e di adattarsi all’ambiente. Più si accresce la sua tentazione di modificare, di piegare la natura alle sue esigenze. Oggi questa è la politica quotidiana, ma non è una novità. La storia, e ancor più l’archeologia, ci insegna che l’uomo non è nuovo ad «imprese» del genere: disboscamenti selvaggi, cave disastrose. Ci sono regioni che portano ancora ben visibili i risultati di questa violenza. Un esempio per tutti: la Bessa, nel Vercellese, un deserto di sassi provocato dallo sfruttamento intensivo delle aurifodinae in epoca preromana e romana. La storia è spesso riflesso di fenomeni politici generati dagli squilibri nel rapporto uomo-territorio e conseguenza di uno sfruttamento economico forzato del territorio stesso.

La domanda momentanea di un certo prodotto porta alla distruzione di boschi e pascoli per sostituirli con le colture pregiate. L’uomo di conseguenza, crea una serie di diffusi insediamenti stabili per realizzare l’operazione economica. Quando fattori di insicurezza impediscono la commercializzazione del prodotto, oppure la diffusione della stessa coltura in aree da cui proveniva la domanda del prodotto stesso, determina la chiusura dei mercati, tutto ciò provoca il ridimensionamento se non addirittura la cessazione de quell’attività economica e la riconversione della produttività della zona. Quasi mai però è possibile in questi casi mantenere lo stesso rapporto territorio-popolamento: di qui abbandono degli insediamenti rustici e inurbamento con tutti i problemi e le conflittualità sociali conseguenti.

Quando cioè l’equilibrio politico-economico non è legato alla logica uomo-territorio, ma anzi proprio questo rapporto viene forzato, violentato alterando la vocazione demografica e produttiva, in genere registriamo conseguenze disastrose che l’uomo non riesce a governare.

A questo riguardo la storia è ben ricca di esempi che l’archeologia conferma o rivela quando sono mute le fonti.

Fra tanti, valga quello della scriteriata politica agricola del Meridione dopo l’Unità d’Italia che, rompendo il millenario equilibrio della economia pastorale, è stata la causa prima di due spaventose piaghe sociali: il brigantaggio e l’emigrazione. Nella ricerca storica e archeologica dovrebbe essere riservato un ruolo primario allo studio dell’ambiente e degli interventi che l’uomo vi ha condotto attraverso i tempi per comprendere i problemi di oggi alla luce degli errori di ieri e per trarre utili insegnamenti dalla lezione del passato.

Ludovico Magrini


Recuperato alla memoria da Maurizio Balzano.