Fontana Antica

Meravigliosa avventura di un’estate tarquiniese

da «Il Carroccio» del 2 giugno 1968

L’iniziativa di riportare alla luce il complesso monumentale di Fontana antica a Tarquinia fu assunta nel maggio 1965 dal Gruppo Archeologico Tarquiniese.

Grazie all’interessamento dell’Azienda Autonoma per il Turismo dell’Etruria Meridionale, fu ottenuto il permesso di condurre I necessari lavori di scavo e di sistemazione.

Per circa due mesi, nei pomeriggi del sabato e nei giorni festivi, 17 giovani professionisti, studenti ed operai, guidati dall’ing. Curzio Proli, condussero volontariamente il lavoro, riportando alla luce le magnifiche strutture, ancora mirabilmente conservate, di Fontana antica. In questa opera furono coadiuvati anche da numerosi studenti del Gruppo Archeologico Romano.

Fontana antica, per la sua architettura, può essere considerata un monumento unico nella Tuscia: un ampio vascone è coperto da una volta a botte, poggiata alla roccia del colle e sorretta, sulla facciata, da cinque rocchi di colonna sormontati da capitelli romanici, su cui insistono sei archi ben conservati.

Sul muro di fondo, al centro della luce di ogni arco, erano le sei cannelle, in nenfro, per l’acqua che scorreva dietro la cortina, in un condotto innestato trasversalmente nel cunicolo sotterraneo.

La Fontana aveva subìto numerose contaminazioni: sulla fronte, un muro alto 50 cm legava fra loro le colonne frenandone lo slancio. All’interno, era stata semiriempita con sabbia di fiume, fino a 50-60 cm sotto il bordo del vascone. La sabbia era ricoperta da uno strato di massicciata, rivestita di lastre basaltiche.

Un muro di separazione, alto 50 cm divideva quindi a metà il vascone, per tutta la sua lunghezza. L’opera fu certamente eseguita per trasformare la Fontana in stalla.

Tanto il muro divisorio, quanto il basolato e il muro intercolumnio non presentavano nessun interesse architettonico; pertanto furono rimossi per riportare alla luce le strutture originali del monumento.

L’operazione del cunicolo

In concomitanza allo scavo di Fontana antica si cercò di individuare l’imbocco del cunicolo murato all’interno del bottino eretto dietro fontana nuova. Praticando un’apertura, si iniziò l’esplorazione del condotto terraneo.

Indagini del 1866-67

«Si diceva già per vaga tradizione – scrive il Dasti nel 1878 – che il grande Cunicolo sotterraneo che attraversava tutta la città vecchia e nuova, vi fosse stato in antico tempo per assicurare in ogni caso ai cittadini l’uso dell’acqua potabile, massimamente in tempi di guerra e di assedi ma s’ignorava affatto dove fosse posto. Solo per casuale circostanza fu ritrovato nel 1866 [I giovani del G. Archeologico hanno ritrovato su una parete del cunicolo, nel tratto compreso tra il III e il IV pozzo, una data (1866?) e delle croci tracciate con il fango, mentre sul soffitto si notano ancora i segni lasciati dal fumo delle candele], essendosi sfondato il terreno nella piazza ora Sacchetti, che è quasi nel mezzo della città vecchia. Quella frana assai larga scoprì la bocca di un pozzo, che dal livello della piazza metteva capo nel Cunicolo alla profondità di m. 41. In esso anno 1866, e nel susseguente 1867, mediante la discesa di operai e di esperti lungo il pozzo, si eseguì la ispezione del medesimo e del sottoposto Cunicolo, del quale fu anche fatto uno spurgo parziale, e si ebbero i risultati seguenti. La bocca del pozzo nel piano della piazza è di pianta quadrata, col lato di m. 1,50 e tutto il pozzo è pur quadrato; però il lato in fondo è di poco superiore a un metro. Esso pozzo è scavato nel masso calcare e naturale, eccettuata la parte in sommità presso la piazza, che per l’altezza di m. 2,70 è rivestita di pietra squadrata

«Riguardo al Cunicolo, si trovò che esso attraversava tutta la città dal sud al nord, e che ha un’altezza alquanto variabile nei diversi tratti, ma in genere si trova alto m. 1,80, e largo m. 0,70. Anche esso è scavato nella stessa pietra calcare naturale, meno in qualche tratto, che è rivestito di pietra squadrata nella volta.

«Tenendo dietro alla linea del Cunicolo si giunse a scoprire, che vi sono ad intervalli vari altri pozzi della medesima costruzione indicata, i quali dal piano della strada attuale si estendono fino a quello del Cunicolo sotterraneo. Non si conobbe da qual punto venga la sorgente, perché il Cunicolo fu espurgato soltanto in parte».

Indagine del 1965

Nel 1965, l’esplorazione del cunicolo fu portata a termine in tre spedizioni successive.

Nella prima veniva esplorato un pozzo di areazione e condotta una ricognizione nei 200 metri iniziali di cunicolo; nella seconda veniva continuata l’esplorazione del cunicolo e forzato un sifone. Nell’ultima, dopo aver superato nuovamente il sifone, è stato percorso il tratto di cunicolo restante fin ad un pozzo ostruito.

Per discendere nel pozzo di piazza Verdi furono impiegati 45 m. di scaletta d’acciaio. La discesa e la risalita, già molto impegnativa data la non indifferente profondità (pari all’altezza di un palazzo di 15 piani), risultarono più difficoltose del previsto, perché la sezione della voragine non si mantiene costante, ma oscilla da un diametro di m. 1,80 a quello di 80-70 centimetri. Il pozzo si innesta nel cunicolo ed è indubbiamente servito per raggiungere la quota di scavo del medesimo e come condotto di areazione.

I primi 200 metri di cunicolo furono percorsi con l’acqua che raggiunse ben presto l’altezza del petto. Il cunicolo si inoltra tortuosamente nella roccia in direzione sud-est. A tratti gli esploratori dovettero camminare inchinati, perché la volta si abbassa fino a 1,50 metri. Man mano che si avanzava, l’acqua da limpida e cristallina si intorbidiva, perché un fango sottile veniva sollevato dal fondo. Le pareti sono ricoperte da uno strato di immacolato calcare e dalla volta pende un gran numero di piccole stalattiti. A circa m. 200 dall’ingresso le pareti si presentano ricoperte da blocchetti di tufo squadrato; la volta è formata da tavelloni di tufo. A questo punto, il livello dell’acqua si sollevò sino all’altezza del mento e proseguirono solo gli esploratori muniti di autorespiratore. Dopo circa m. 20 il cunicolo è completamente sommerso dall’acqua per un tratto di m. 15.

Il superamento del sifone risultò molto difficile e rischioso, poiché la larghezza del cunicolo in quel punto è ridotta a 0,50-0,60 metri. Superato il sifone e percorsi 25 m. si giunge sotto il pozzo già esplorato dalla prima spedizione.

Le pareti del cunicolo sono ancora ricoperte da blocchetti di tufo. La sezione differisce solo nell’architrave, ed il soffitto per un certo tratto è costruito «a capanna», ossia la volta è formata da due lastre unite di «costa».

Dopo altri 67 metri si giunge sotto un pozzo riccamente concrezionato. La larghezza media del cunicolo diminuisce ulteriormente e, percorsi altri 39 m., si giunge sotto un altro pozzo, completamente ostruito da macerie. L’acqua filtra dall’alto e I detriti non appaiono molto stabili. A questo punto, gli esploratori furono costretti a tornare indietro.

Oltre ai pozzi menzionati, nel tratto dopo il sifone, ne esistono altri due in quello precedente. Il primo a m. 120 dall’imbocco del cunicolo e il secondo a 170 metri.

L’esplorazione di circa 300 metri di cunicolo, compreso il superamento del sifone, fu eseguita in circa 4 ore.

Nel corso della prossima estate, gli esploratori del Gruppo Archeologico Tarquiniese tenteranno di forzare il quinto pozzo del cunicolo per individuare la sorgente che alimenta la Fontana nuova.

Ludovico Magrini


Recuperato alla memoria da Maurizio Balzano.