Lezione di storia

Tolfa, ex Convento dei cappuccini, fine anni ’80

Tolfa, il parco del Convento

(...)

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La cosa che vi deve interessare di più non è il discorso archeologico.

L’archeologia è un mezzo con cui noi ci accostiamo alla storia. Quindi la cosa che maggiormente vi deve preoccupare è quello di capire la storia. La storia ovviamente di queste zone, soprattutto, in cui siete e delle zone che visiterete con noi e che ovviamente appartengono ad un’area ben delimitata che è l’area dell’Etruria meridionale, dell’antica Etruria.

Visiteremo Cerveteri, Tarquinia, Barbarano, Norchia, tutti centri che hanno conosciuto il discorso etrusco in un preciso momento.

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E per capire la storia di questi posti, la storia di Tolfa, noi ci muoveremo su due direzioni.

Da un lato vi parleremo e vi mostreremo e vi faremo partecipi di un discorso archeologico preciso, cioè che cosa significa una ricerca archeologica, che cosa significa raccogliere del materiale archeologico, capirlo, classificarlo: dietro un frammento, dietro un muro c’è sempre una storia, c’è sempre un’indicazione precisa che dobbiamo essere in grado di capire.

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Dall’altro lato cercheremo, insieme, di capire quali sono gli elementi fondamentali, portanti in un discorso storico.

Voi siete abituatati a scuola, tutti siamo stati abituati a scuola a leggere la storia fatta di date (che è tanto antipatica la storia fatta di date: millequattrocentotaldeitali è nato questo, è nato quest’altro, la battaglia tale, la battaglia tal’altra ecc.) o fatta appunto di piccoli avvenimenti o di grossi avvenimenti (la fondazione di Roma, la scoperta dell’America, la Battaglia di Custoza, la presa di Roma ecc.).

Però questo non è altro che la storia che emerge, la storia che sintetizza un certo momento. Però ci sono sempre dei motivi che determinano la scoperta dell’America, che determinano la fondazione di Roma, che determinano la presa di Porta Pia ecc.

È quello che dobbiamo cercare di sforzarci di capire: i motivi.

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Ovviamente i motivi variano da zona a zona. Quando io domandavo quanti sono i romani era perché ovviamente in questa zona il discorso sarà un discorso particolare che forse saranno i romani e i laziali a capire meglio perché ci vivono in questa zona. Sarà un po’ più difficile, che so io, per i milanesi, per gli udinesi capire la nostra storia: loro hanno altri motivi. Però c’è un meccanismo che vale dappertutto. Cioè, se noi vogliamo capire perché si verificano certi fatti in una determinata zona, dobbiamo ragionare in una certa manieria. Questa certa maniera, questa maniera di ragionare vale in tutta Italia, in tutto il mondo.

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Quindi da un lato l’impostazione della storia, quindi il metodo con cui affrontare una ricostruzione storica, con cui capire un discorso storico, dall’altro lato, invece, attraverso gli elementi materiali della ricerca archeologica, capire che cosa significa la ricerca archeologica nel quadro di questa ricostruzione storica.

Cioè, noi cerchiamo delle cose antiche solo perché vogliamo ricostruire la storia sennò altrimenti faremmo soltanto della caccia al tesoro, del collezionismo e non ci interesserebbe chiamarlo archeologia, ci interesserebbe chiamarlo antiquariato, collezionismo e basta.

Invece dicendo archeologia noi studiamo - come dice la parola, archeo (antico) logìa (cioè studio), studio dell’antico - attraverso testimonianze antiche la storia che non conosciamo, di cui non abbiamo avuto memoria, che addirittura non immaginiamo. Ed ecco il caso degli Etruschi, gli etruschi di cui conosciamo tante cose visibili, le tombe, i vasi che stanno nei musei ecc., però conosciamo molto poco della loro storia, ed ecco qui l’importanza dell’archeologia.

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Però prima di affrontare, ripeto, il discorso archeologico, il discorso storico, dobbiamo metterci d’accordo sulla metodologia da seguire per la ricostruzione di un discorso storico.

Che cosa significa? Significa che prima di qualsiasi altra cosa, quando uno prende in considerazione un territorio, una città, una regione ecc. la prima cosa che deve studiare non sono né gli elementi visibili né i monumenti né i fatti clamorosi ecc. ma deve studiare il territorio, cioè deve capire perché in quella determinata zona l’uomo è andato, l’uomo ha abitato, l’uomo è vissuto, l’uomo è morto, l’uomo ha lasciato delle testimonianze.

Ci deve essere stato un perché.

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Perché Roma fin da epoca antichissima è stata sempre un centro importante? Perché gli uomini si sono concentrati in quella zona?

E venendo a noi, cioè in questo piccolo paesino di Tolfa, se vogliamo capire Tolfa, se vogliamo inserire Tolfa nel discorso dell’Etruria, dobbiamo innanzi tutto domandarci perché la gente un giorno scelse Tolfa come punto per abitare. Su che cosa basò questa scelta?

Oggi noi siamo abituati: mi faccio la casa sul monte tal dei tali. Perché? Perché c’è l’Acea che mi porta la luce, quell’altro che mi porta il gas, quell’altro che mi porta il telefono, quell’altro che mi porta i viveri. Ci sono le automobili, gli aeroplani, gli elicotteri ecc. Dappertutto possiamo piazzare una casa, dappertutto possiamo piazzare una città.

Però l’uomo antico, che tutte queste cose non aveva, prima di piazzare la casa, di costruire una città in una certa zona si doveva porre una serie di problemi che, ripeto, oggi non ci poniamo.

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E quali erano questi problemi? Innanzitutto gli elementi fondamentali per mettere una casa.

Un posto dove ci sia dell’acqua. Se non c’è l’acqua muoio di sete, di conseguenza non riesco a fare la casa, muoio prima di vederla finita.

Dei prati, dei campi, dei terreni che possano essere coltivati, sui cui a un certo punto io posso tirar fuori da questi terreni di che mangiare, di che vivere, terreni su cui posso pascolare il bestiame.

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E non basta.

Devo anche trovare… Se oggi mi serve il piatto, vado nel negozio e me lo compro. Però pensate agli uomini antichi cbe non avevano negozi per andare a comprare piatti. Dovrò preoccuparmi anche di trovare un punto dove ci sia la materia prima perché io possa costruire il piatto. E poiché il piatto, il recipiente si fa in genere con l’argilla, con la terra cotta, (Ed è una delle cose che voi farete qui al campo. Perché? Perché è un elemento fondamentale per capire il mondo antico.) ovviamente devono trovare un posto dove ci sia l’acqua, dove ci siano i terreni da coltivare, dove ci siano pascoli e dove ci sia argilla da poter cavare, da poter utilizzare per poter fabbricare questi piatti.

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Che oggi non sembrano più tanto importanti, anche se lo sono, perché se non ci fossero i piatti… Va be’, oggi c’è la plastica… avremmo risolto il problema. Però pensate in epoca antica quando, per esempio, non esistevano le botti (Cioè gli uomini non sapevano fabbricare la botte. La botte è stata costruita solo in epoca romana molto tarda. È stata inventata dai galli, dagli antenati dei francesi.), quando non si sapeva realizzare il sacco (Queste sono cose importanti.), quando non esisteva il cartone per fare le scatole, quando non esisteva la carta per fare i sacchi di carta, dove teneva l’uomo le cose che accumulava, per esempio, per l’inverno: le granaglie, la carne che veniva salata e conservata per l’inverno? In grandi recipienti di terracotta. Per cui la terracotta era, per l’uomo antico, un elemento fondamentale, indispensabile.

Ecco perché, quando noi ci domandiamo perché gli uomini hanno piazzato la loro città lì, ci devono essere tutte queste risposte.

Perchè c’era l’acqua, perché c’era l’argilla, perché c’erano terreni fertili, perché c’erano pascoli.

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E non basta.

Ci sono anche altri elementi da tener presenti.

L’uomo primitivo aveva bisogno di certe materie prime di cui non facciamo a meno nemmeno noi. Nel senso che ancora oggi, per esempio, il legname ci serve. Non ce ne accorgiamo perché oggi ci arriva come prodotto finito. Nessuno di noi va a comprare un albero per costruirsi un tavolo. Però l’uomo primitivo il tavolo se lo doveva fabbricare con le proprie mani. E doveva cominciare dall’albero.

E quindi ecco che non solo mi serve una zona dove ci sia l’acqua, il terreno fertile, l’argilla, mi serve una zona dove ci sia la possibilità di rifornirmi di legname sia per fabbricare le cose che mi servono come, appunto, la sedia, il tavolo, la panca ecc. e anche per poter fare il fuoco, cuocere le carni, per poter cuocere l’argilla, per poter fondere i metalli.

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Ché ovviamente questo uomo primitivo, che ancora sta nella nebulosa nel nostro discorso, faceva tutto da solo. Fondeva i metalli, si faceva l’argilla, coltivava il terreno, pascolava, lui e la moglie, lui e i figli.

Ecco, tutte queste cose noi dobbiamo tener presenti perché, ripeto, oggi non siamo più abituati a ragionare così.

Però così gli antichi dovevano ragionare. Almeno in una certa epoca. L’epoca che stiamo prendendo noi in considerazione, cioè l’epoca preistorica e l’epoca etrusca.

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E quindi veniamo adesso sui Monti della Tolfa che avete già un po’ conosciuto. Ieri ci siete arrivati; stamattina avete fatto una passeggiata per i Monti della Tolfa; domattina ne farete un’altra per visitare una zona importantissima della Tolfa: la zona di Allumiere. La zona dove esistevano le cave di allume ecc. Domani conoscerete altre cose e quindi piano piano riuscirete a capire che cosa sono, che cosa ha rappresentato questo massiccio montuoso e comincerete a rispondere a queste domande.

C’è l’acqua? C’è acqua su questi Monti della Tolfa? Sarà la prima domanda. C’è l’argilla? Sarà la seconda domanda. C’è del terreno coltivabile? C’è del terreno da mettere a pascolo? Ci sono boschi? Ci sono foreste? (O c’erano boschi? Cerano foreste? Oggi purtroppo i boschi e le foreste ce li siamo tutti quanti mangiati. Quindi anche sui monti della Tolfa dove c’erano non c’è più niente.)

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E vi accorgerete che a questa serie di domande ad alcune senz’altro possiamo rispondere sì: c’è l’acqua, c’è l’argilla, c’è il legname.

Ad altre invece possiamo rispondere con una certa difficoltà. Sì, ci sono dei terreni coltivabili, ci sono delle zone di pascolo, però non certamente in quantità tale, per esempio, da giustificare la presenza oggi… Se oggi si dovesse ragionare con lo stesso criterio, uno dovrebbe dire: “E come campano questi 8000 tra tolfetani e allumieraschi avendo un terreno così bello, così indiscutibilmente affascinante da un punto di vista paesaggistico, ma così povero da un punto di vista economico?”.

Non c’è qua un terreno da coltivare in abbondanza. Non ci sono grandi pascoli soprattutto nella parte alta del massiccio.

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E quindi dovremo subito porci il problema: “allora a questo punto queste due città, questa Tolfa e questa Al lumiere, che origine hanno avuto? Quando sono nate?”

Certamente non sono nate in epoca molto antica perché queste due mancanze, del terreno coltivabile e dei pascoli, ovviamente non avrebbero consentito in epoca molto antica all’uomo di sopravvivere.

O meglio, avrebbero consentito di fare qualche piccolo villaggio, ma certamente non un centro abitato grande. (Perché un centro di 4000 abitanti è un bel centro. Non è che siano quattro case. 4000 a Tolfa e 4000 a Allumiere: perciò sono 8000 persone che vivono qua sopra.)

(continua...)

Ludovico Magrini


Recuperato alla memoria da Gianni Pieri.